Inutile illudersi, anche negli anni ottanta Sanremo faceva pena

jovanotti-vasco.jpgUna volta qui era tutta campagna, sì. Ma da che ricordo Sanremo è sempre stata una noia mortale. Un tale guazzabuglio di canzonette orecchiabili e nazional popolari che anche i piccoli gioielli canori finivano col perdersi in mezzo alla mediocrità generalizzata del Festival.

La memoria, si sa, fa brutti scherzi. Soprattutto a una certa età. Si fa presto ad abbandonarsi alla nostalgia e dimenticarsi di crimini in playback come:

Vasco,  cantata da un Jovanotti in odor di naja e classificatasi quinta (quinta!!!!!).

 

O ancora, Toto Cutugno che, sempre a Sanremo 1989, arriva secondo con Le Mamme!

 

Certo, ci sono piccoli gioielli, come questo di Mia Martini (premio della critica a Sanremo 1989)

 

Ma non dimentichiamoci che i Sanremo degli anni ottanta erano dominati da personaggi come Al Bano e Romina Power, che vinsero il Festival del 1984 con Ci sarà.

 

 

O gruppi come i Ricchi e Poveri , che vinsero il Festival nel 1985 con Se m’innamoro

 

Quello stesso Sanremo 1985 che relegherà Donne di Zucchero al penultimo posto

 

Consogliamoci con uno degli eventi clou di Sanremo 1987, la spallina galeotta dell’adorabile Patsy Kensit

 

Inutile illudersi, anche negli anni ottanta Sanremo faceva penaultima modifica: 2009-08-31T14:50:15+00:00da iodissociato
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5 pensieri su “Inutile illudersi, anche negli anni ottanta Sanremo faceva pena

  1. Sono d’accordo con te: paradossalmente i migliori Sanremo restano quelli “sperimentali” del periodo di crisi, a cavallo tra la metà degli Anni ’70 e i primissimi Anni ’80. Memorabili la presenza di Rino Gaetano, la conduzione di Benigni con Olimpia Carlisi (credo fosse il 1980): si poteva sperimentare, lanciare figure nuove, lontano dalle solite facce della canzone italiana. E infatti vinsero i Matia Bazar e Alice con una canzone di Battiato. Incidentalmente, nel 1980, ci fu anche l’unico trionfo di un Toto Cutugno celentanizzato.

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