Watchmen: quando dietro a un buon film c’è un fumetto cult degli anni ottanta

watchmen.jpgIl 1986 è un anno chiave per i fumetti. Nel Febbraio di quell’anno viene pubblicato The Dark Knight Returns di Frank Miller. In Italia nell’Ottobre del 1986 esce L’alba dei morti viventi, il primo numero di Dylan Dog.

Il mese prima, nel Settembre del 1986, esce il primo volume di Watchmen, la miniserie che, al pari del già citato Dark Knight di Miller, rivoluzionerà il mondo dei super-eroi e del fumetto in generale.

Gli autori sono l’astro nascente Alan Moore ai testi e il connazionale Dave Gibbons ai disegni. La storia è un giallo ambientato in un 1985 alternativo nel quale Nixon è al quinto mandato da presidente, USA e URSS sono in piena guerra fredda, il mondo è sull’orlo di un olocausto e i super-eroi sono stati messi al bando dal governo.

La morte del Comico, sorta di versione deviata di Capitan America, e le relative indagini condotte dall’inquietante Rorschach sono il pretesto per raccontare la storia dei Watchmen, super eroi senza super poteri (ad eccezione del Dr Manhattan), ma pieni di difetti, vizi e debolezze tipicamente umane. E sono l’occasione per decostruire tutti gli archetipi legati ai super-eroi.watchmen-film.jpg

Dopo Watchmen, infatti, i super-eroi non saranno più gli stessi. E come potrebbero, dopo questo super gruppo formato da sociopatici (Rorchach), megalomani (Ozymandias), feticisti del latex (Gufo Notturno II), figlie illegittime (Spettro di Seta II), stupratori cinici e violenti (Il Comico) e semidivinità nucleari ormai prive di umanità (Dr Manhattan)?

E dopo il 1986, nemmeno il mondo dei fumetti è più lo stesso. La distinzione tra fumetto d’autore e fumetto popolare comincia a incrinarsi. Dylan Dog mostra che il fumetto seriale, quello che esce puntualmente in edicola ogni mese, può uscire dai soliti schemi predefiniti dell’eroe tutto d’un pezzo alla Tex. Il Ritorno del Cavaliere Oscuro dimostra che anche un personaggio degli anni quaranta ha ancora parecchio da dire, se dato in mano al giusto sceneggiatore. E Watchmen dimostra che il fumetto non è solo intrattenimento per le masse incolte, ma è narrazione, spesso su più livelli, colma di riferimenti simbolici e citazioni.

Senza Watchmen (il fumetto), probabilmente Superman non sarebbe mai morto, l’unico Batman in celluloide sarebbe stato quello delle serie Tv anni 50 (altro che Heath Ledger nei panni del Joker) e nessuno avrebbe investito budget milionari su Spiderman. Senza Watchmen (il fumetto) probabilmente non ci sarebbe stato SinCity e 300 (fumetti e film). E senza Watchmen (il fumetto) alla fine non ci sarebbe stato Watchmen (il film).

Senza Watchmen, vi sareste persi questo

 

Watchmen: quando dietro a un buon film c’è un fumetto cult degli anni ottantaultima modifica: 2009-03-09T15:25:56+00:00da iodissociato
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento